Lettera al mio sindacato: IL TRENTENNALE

Il 21 novembre si festeggia a Roma il “trentennale” dei colleghi e delle colleghe che hanno compiuto i 30 anni di servizio. Un’iniziativa giunta ormai alla 46esima edizione e che quest’anno riguarda i colleghi entrati in Banca nel 1991.

E’ una bella tradizione, che rivive ogni anno grazie a un Comitato organizzatore composto da alcuni degli stessi festeggiati e che il Sindirettivo-CIDA tiene qui a ringraziare per l’impegno profuso.

Ma, secondo noi, non può essere solo una tradizione: deve essere anche un’occasione per guardare avanti e prendere atto di quanto, soprattutto per l’allungamento della vita lavorativa, siano cambiate le prospettive delle persone dopo 30 anni di servizio in Banca.

Pubblichiamo di seguito quello che ci scrive un nostro iscritto che questa settimana festeggerà il suo trentennale.

Il Comitato di Presidenza

Roma, 19 novembre 2025

“CONFESSIONI DI UN TRENTENNIAL”

Lo confesso, sono anche io un trentennial. In realtà, dal momento che sono stato assunto nel 1991, è da qualche anno che ho raggiunto i fatidici 30 anni di servizio ma per qualche ragione la Banca ha deciso di festeggiarmi ora. “Tanto che fretta c’è?” avrà pensato qualcuno al Personale: una volta il trentennale significava che una lunga carriera aveva raggiunto il suo compimento, oggi – almeno nel mio caso – significa che manca ancora un decennio alla pensione.

Beh, almeno nei festeggiamenti sarò in buona compagnia. Ben 313 colleghi e colleghe in servizio – se non ho contato male – sono stati convocati per l’evento del 21 novembre, in cui il Governatore consegnerà a ciascuno una medaglia (una volta era un orologio… ma si vede che oggi si preferisce evitare qualsiasi riferimento al tempo che passa!).

Ma in realtà i trentennial sono molti di più. Se contiamo anche coloro che hanno già festeggiato negli anni scorsi arriviamo a 1.055; se poi contiamo anche quelli che devono ancora festeggiare ma come decorrenza giuridica hanno già raggiunto i 30 anni di servizio arriviamo addirittura a 2.194, il 31% di tutto il personale in servizio. Insomma, quasi un dipendente di Banca su tre è in realtà un trentennial!

Di fronte a questi numeri mi sembra evidente che si dovrebbe andare ben oltre l’organizzazione di una (sia pur gradita) giornata di festeggiamenti. Bisognerebbe innanzitutto chiedersi come vivono il loro lavoro tanti colleghi e colleghe che si trovano in questa particolare fase della loro carriera, oggi così diversa rispetto al passato.

Ma qualcuno in Banca se ne sta davvero interessando? Quest’anno era stato lanciato un sondaggio (“Alla mia età”) che nelle intenzioni avrebbe dovuto proprio “dar voce alle diverse generazioni che compongono la nostra comunità di lavoro”. Sono passati però ormai sei mesi e dei risultati non si è saputo più niente: francamente io non ricordo neppure più che cosa mi avevano chiesto e che cosa avevo risposto.

Mi rivolgo allora al mio sindacato, che in tutti questi anni mi ha sempre rappresentato, perché si faccia parte attiva con la Banca per chiarire le prospettive dei trentennial che, come me, sono inquadrati nell’Area manageriale e alte professionalità. Bisognerebbe innanzitutto pubblicare dei dati specifici su quali posizioni manageriali e professionali oggi ricoprono, quanti passaggi di segmento e di livello vengono loro attribuiti. Alla fine bisognerà parlare anche di soldi: forse dopo 30 anni qualche collega avrà pure tirato i remi in barca, ma chi invece continua ogni giorno a impegnarsi nel lavoro – e magari dovrà continuare a farlo per un bel po’ – non può semplicemente sentirsi dire “con la tua anzianità di servizio già guadagni troppo!”.

Ecco, per celebrare il trentennale – oltre all’ormai consueto video più o meno scherzoso e chissà quale altra nuova iniziativa di comunicazione – la Banca potrebbe cominciare a parlare seriamente di che cosa si possono aspettare i suoi dipendenti dopo 30 anni di servizio. Personalmente, in questi 30 (e passa) anni io ho avuto molto, forse anche più di quello che nell’ormai lontano 1991 avrei potuto aspettarmi, ma ora sento davvero il bisogno di guardare avanti.

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