Il 2025 si è chiuso con una notizia che ha del clamoroso: la gara per la copertura sanitaria, adesso fornita da Previgen-Generali, è andata deserta. Che succede adesso? Dovrà essere indetta una nuova gara e, nel frattempo, bisognerà negoziare una ulteriore proroga con l’attuale fornitore.
Molti sindacati hanno subito puntato il dito contro il broker, altri hanno suggerito una “riflessione” sull’opportunità di continuare ad assicurare anche i nostri pensionati, che avrebbero la “colpa” di essere costosi.
Noi invece ci chiediamo: ha senso cercare colpevoli? Ha senso azzerare ogni valore solidaristico della polizza “perché i pensionati costano”? In questi giorni è stato avviato il confronto sulla LUMP SUM, e noi crediamo fermamente che tutelare i colleghi di oggi significhi, in quell’ambito come in tema di copertura sanitaria, garantire il massimo a tutti i nostri pensionati, attuali e futuri. Allo stesso tempo dobbiamo garantire copertura sanitaria adeguata a tutte le fasce della popolazione aziendale: ai nostri giovani, ai meno giovani, ai figli dei colleghi, al coniuge a carico.
Non c’è un solo “colpevole” di questo esito infausto, a nostro avviso. La Banca ha aumentato il premio del 35% e ha ridotto il tempo di copertura a due anni invece che a tre, il broker ha fornito la sua consulenza, una ventina di compagnie si sono “informate” per poter partecipare alla gara.
E quindi, cosa è successo? A nostro avviso, è successo che nel contesto attuale è diventato praticamente impossibile fare previsioni attendibili nel medio periodo sui costi di alcuni rischi riuscendo a garantirsi un adeguato profitto. Il sistema sanitario nazionale è vittima di una cronica mancanza di risorse (che tende ad accentuarsi nel tempo), le assicurazioni e i servizi assicurativi anche di recente sono stati interessati da aumenti della tassazione (che, inevitabilmente, si riflettono sui margini e, quindi, sui consumatori finali). Come se ne esce? Già così non siamo certo messi bene. Se anche trovassimo qualcuno disposto ad assicurarci, dovremmo rifare la gara (e l’estenuante trattativa sindacale) ogni due anni. Ha senso?
Soprattutto: ha senso che una gara così importante, bandita dalla Banca Centrale italiana (come capofila di altre autorità indipendenti), vada deserta perché – nonostante decine di milioni di euro di premio – il mercato non la trova profittevole?
La copertura sanitaria è una componente irrinunciabile dello status di dipendente (e pensionato) della Banca. È una delle parti più rilevanti e risalenti del nostro sistema di welfare. Perché dovremmo preoccuparci di garantirla e, contemporaneamente, di garantire che almeno un 15% del premio vada ad arricchire una compagnia assicurativa privata, ammesso che qualcuno si degni di partecipare alla gara?
Dipendenti e pensionati, insieme, rappresentano migliaia e migliaia di potenziali assicurati. Per non parlare poi di figli e altri familiari a carico, o di quelli facoltativamente assistibili. Altre aziende con migliaia di dipendenti hanno da tempo fatto una scelta diversa: la costituzione di un Fondo Sanitario Integrativo. Una “Cassa Mutua” interna, dove nessuno cerca profitti, ma dove si riempia davvero di contenuti l’obiettivo solidaristico che questa componente del welfare ha e deve continuare ad avere.
Siamo convinti che con costi annuali analoghi a quelli della gara andata deserta si riuscirebbe a fare davvero tanto per tutti i nostri colleghi e le loro famiglie, nonché per i pensionati attuali e futuri. Non ultimo, ci “libereremmo” dell’obbligo di trattative “perpetue”, ormai, che pure rappresentano una voce di costo molto importante, se consideriamo tutti i costi del lavoro di chi vi partecipa e di chi le prepara. Quei soldi mettiamoli in un “sistema assicurativo” interno alla Banca. Niente più gare. Trattative solo quando serve, per “migliorare qualcosa qua e là”.
Questa è la nostra soluzione, e invitiamo la Banca a valutarla seriamente, e a confrontarsi con le organizzazioni sindacali disponibili in ordine alla fattibilità della proposta.
Di sicuro, il nostro sindacato non cerca colpevoli. Cerca soluzioni, che vadano bene per TUTTI, senza alimentare periodicamente conflitti intergenerazionali su tematiche così importanti e delicate.
Roma, 12 gennaio 2026
