LA SVALUTAZIONE DELLE PENSIONI IN ITALIA NEGLI  ULTIMI  30  ANNI

in  un  rapporto impietoso di  itinerari  previdenziali  che  verrà  presentato  a  Roma  nella sede  della cida il prossimo 17 settembre  

Chiunque sia in pensione da qualche anno (5, 10, 15 anni o oltre),  e  tanto più quanto più si vada indietro nel tempo, ha dolorosamente sperimentato e quotidianamente sperimenta quali siano gli effetti della svalutazione  – ora meno, ora più accentuata, ma inesorabile nella sua pervicacia –  sul potere d’acquisto del proprio trattamento di pensione quale determinato al momento del suo pensionamento. Semi cristallizzato.

Si tratta ovviamente di una percezione diversa da soggetto a soggetto in quanto influenzata dalle condizioni personali e dal contesto esterno vissuto da ciascuno, ma che pure (nonostante la ‘relatività’ della sua valenza) è riconducibile a dei termini numerici indicativi dello svilimento. I quali peraltro, per essere attendibili, debbono prendere le mosse, e derivare, dall’acquisizione e dall’analisi di dati e di serie di dati tratti dalle fonti statistiche ufficiali del Paese. Un arduo processo di trasformazione delle comuni percezioni in numeri o precisi valori percentuali.

Vi si è sobbarcato e lo ha fatto il Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali facente capo al Prof. Alberto Brambilla che, con il patrocinio della Cida, ha curato per noi e per i decisori politici cui è indirettamente rivolto un Rapporto sulla svalutazione delle pensioni in Italia negli ultimi 30 anni. Con analisi che, al di là del tecnicismo di talune tabelle e della complessità delle elaborazioni, suona ed è pure un’accorata denuncia del persistente trasferimento di risorse da una ad altre classi di cittadini; e cioè da quella che in virtù dei contributi previdenziali versati durante la vita lavorativa riteneva e aveva maturato titolo a fruire di taluni trattamenti, verso ‘altre’ classi rappresentative di soggetti che, pur oggi in stato a volte di bisogno,  per poco o per nulla, e quasi sempre scientemente, hanno contribuito all’accantonamento delle risorse su cui fonda l’equilibrio di qualsivoglia sistema pensionistico. Compreso il nostro.

L’analisi del Prof. Brambilla, oltre che rinverdire la cronologia di un passato che perdura, si spinge a proiettare anche negli anni a venire gli effetti dei provvedimenti di mancata o ridotta perequazione assunti dai ‘governi’ dell’ultimo trentennio, e non tanto per darci consapevolezza dei danni (cui non v’è rimedio) che già abbiamo subìto, quanto piuttosto per segnalarne l’ingiustizia al presente e ai futuri esecutivi. Con l’auspicio, che personalmente ritengo assai azzardato, che questo o i prossimi procedano a provvedimenti correttivi.

Chi ha interesse (ma tutti dovremmo) e ha modo per farlo è qui invitato a prenotarsi per seguire ‘on line’ la presentazione del Rapporto, che avrà luogo nei locali romani della Cida mercoledì 17 settembre dalle ore 10,30 alle ore 12,30.    

L’indirizzo su cui effettuate la prenotazione, come dall’acclusa locandina, è <segreteria@cida.it>. Le credenziali per l’accesso saranno fornite ai soli soggetti accreditati, nella giornata precedente alla tenuta dell’evento.

Al cui svolgimento raccomandiamo una larga partecipazione.

Roma, 11 settembre 2025

Per il COORDINAMENTO PENSIONATI

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