1946-2026 : LA CIDA ha celebrato il suo 80° compleanno

con una cerimonia cui la presenza e l’intervento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella hanno conferito un pregnante valore istituzionale

Ottant’anni non sono una ricorrenza né una celebrazione, ma la prova di un metodo, quello  della libertà governata dalla competenza e abitata dalla responsabilità.   Stefano Cuzzilla

Nell’ambito delle celebrazioni per l’80esimo anno dalla fondazione della Cida lo scorso 12 ottobre ha avuto luogo a Roma, nell’Auditorium di Via della Conciliazione, il terzo degli eventi tematici

“Il futuro come responsabilità. Valori, Competenze, Visione”

attraverso i quali la nostra Confederazione ‘ha voluto unire il valore della propria storia a una riflessione sulle principali sfide del Paese’.

Gli altri due eventi a celebrazione dell’80esimo compleanno Cida avevano avuto luogo:

il primo il 10 giugno 2026 nell’Aula dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati, e dedicato al tema della ‘Leadership e governo dell’Intelligenza Artificiale’, con la presentazione dell’AI Management Index curato dall’Istituto Italiano per l’Intelligenza Artificiale, e

il secondo evento il 24 settembre 2026 presso il CNEL a Roma, e dedicato all’equità fiscale e alla sostenibilità del nostro welfare, con la presentazione della  ricerca sulle entrate fiscali realizzata dal Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali facente capo al Prof. Alberto Brambilla

       (Sui due eventi riferimmo con le Comunicazioni n. 8 e n.9 del 24 giugno e del 7 ottobre)

Tre appuntamenti – riprendiamo da un Comunicato della Cida – ma un unico filo conduttore: riaffermare il ruolo della dirigenza e delle alte professionalità come risorsa strategica per lo sviluppo economico, sociale e demografico dell’Italia’.

La celebrazione si è distesa lungo tre interventi

1 – L’intervento del DIRETTORE della Cida TERESA LAVANGA

che ha ripercorso le tappe fondamentali della Confederazione, nata nel 1946: dalle intuizioni del fondatore Giuseppe Togni (membro della Costituente, parlamentare per un trentennio e Ministro per ben 12 volte) sino alle più recenti trasformazioni che l’hanno portata, come evidenziato dal sostegno anche economico all’attività di Itinerari Previdenziali, a svolgere una funzione di difesa degli interessi e dello sviluppo d’un’intera collettività e non soltanto di una parte (la dirigenza).    

Un viaggio attraverso la ricostruzione del dopoguerra (anni 1946-1965), la nascita dei grandi strumenti di welfare (anni 1966-1985), l’evoluzione del sistema produttivo (1986-2005), le riforme economiche e sociali e l’ampliamento della rappresentanza confederale (2006-2025). E con in più, come prospettiva ma prospettiva già iniziatasi, l’incombente Futuro da governare e una Fiducia da ricostruire e consolidare che porteranno la CIDA, allo scadere del ventennio tra il 2026 e il 2045, alla celebrazione del primo Centenario dalla fondazione. 

2 – L’intervento del PRESIDENTE della Cida STEFANO CUZZILLA sul dovere e responsabilità della Dirigenza di contribuire a determinare il futuro nostro e del Paese.  Vedendo nel presente 80esimo anniversario non un pur conseguito traguardo ma un incentivo a una nuova stagione di responsabilità.

 Infatti, dopo aver ripercorso il contributo della Confederazione e delle Federazioni alle principali trasformazioni della nostra società, Cuzzilla si è dapprima soffermato sulla necessità di ricostruire e rafforzare la fiducia tra cittadini e istituzioni, tra imprese e lavoratori, tra generazioni; e quindi sulla necessità di politiche di incentivi per i giovani, di riconoscimento del merito e di difesa di un ceto medio da tempo sacrificato sull’altare dell’egalitarismo. Non senza richiamare l’urgenza di un sistema fiscale più equo quale emersa dalla ricerca Cida-Censis da essa Cida patrocinata, di una pubblica amministrazione capace di valorizzare le competenze e di un sistema produttivo (per il quale il Governo deve porre regole e promuovere incentivi) che sia in grado di coniugare innovazione tecnologica e centralità delle persone.

 Istanze che hanno trovato un momento di sintesi nella Carta della Dirigenza e delle Alte Professionalità, presentata al Paese e consegnata nella circostanza al Presidente della Repubblica, e della quale riferiamo in appendice al presente resoconto.

  3 – L’intervento del PRESIDENTE della REPUBBLICA SERGIO MATTARELLA, che ha sottolineato il profondo legame tra gli ottant’anni della Cida e quelli della Repubblica, ricordando il contributo della Dirigenza alla ricostruzione del dopoguerra, alla modernizzazione del Paese e al consolidamento delle istituzioni democratiche.

 Un riconoscimento al ruolo svolto dalle competenze e dalle professionalità, ma anche riconoscimento alla responsabilità sociale che la Confederazione ha assunto sin dalle sue origini, andando oltre la tutela degli interessi di categoria per contribuire al progresso dell’intera comunità nazionale.

Il Presidente ha tra l’altro richiamato sia alcune delle battaglie sostenute dalla Cida (a partire da quella per un’equità fiscale sin qui vanamente reclamata), sia le grandi sfide del presente: la coesione sociale, il futuro del lavoro, il ruolo dell’Europa e le trasformazioni introdotte dall’intelligenza artificiale – che tutte devono essere poste al servizio della persona e della sua dignità.

 Particolarmente significativo, da ultimo, il passaggio nel quale Mattarella ha ripreso le parole del Presidente Cida Stefano Cuzzilla: “Competenza come coesione; lavoro come sviluppo: futuro come responsabilità’, riconoscendo in questi enunciati le ragioni del ringraziamento della Repubblica.

          Un messaggio culminato nelle parole conclusive del Capo dello Stato:                             

‘ L’Italia ha bisogno del vostro impegno ’

e cioè dell’impegno della Confederazione, delle 10 Federazioni, di tutti noi

Roma, 20 ottobre 2026

Il Coordinamento dei Pensionati

APPENDICE

CIDA – La Carta della Dirigenza e delle Alte Professionalità

                      Principi fondamentali, Obiettivi e Significato complessivo 

1. I cinque principi fondamentali della Carta

La Carta si articola attorno a cinque principi, formulati in modo sintetico ma ricchi di significato.

PrincipioSignificato e implicazioni
1. La libertà si governaLa libertà non significa assenza di regole o di responsabilità. Richiede autonomia di giudizio, capacità di decidere e consapevolezza delle conseguenze delle proprie scelte. La dirigenza deve poter esercitare le proprie funzioni con indipendenza e responsabilità.
2. La persona è il fineL’attività economica, l’organizzazione del lavoro e l’innovazione tecnologica devono essere al servizio della persona. La dignità umana non può essere subordinata esclusivamente alla produttività, all’efficienza o al profitto.
3. Il merito è equitàCompetenze, capacità e risultati devono essere riconosciuti in modo giusto e trasparente. Il merito deve consentire a tutti, comprese le nuove generazioni, di accedere alle opportunità professionali senza essere penalizzati da privilegi, appartenenze o condizioni di partenza.
4. La fiducia si costruisceLa fiducia non può essere semplicemente pretesa: deve essere conquistata attraverso comportamenti coerenti, competenza, integrità e assunzione di responsabilità. È essenziale nei rapporti fra dirigenti, lavoratori, imprese, istituzioni e cittadini.
5. Il futuro si guidaLa classe dirigente non deve limitarsi ad amministrare l’esistente o ad adattarsi ai cambiamenti. Deve contribuire attivamente a orientare le trasformazioni economiche, sociali e tecnologiche, preparandosi alle sfide future.  

Queste cinque enunciazioni costituiscono la sintesi ufficiale della Carta. Le spiegazioni ne illustrano il significato e le principali conseguenze pratiche.

2. Gli obiettivi concreti che si propone la Carta

I cinque principi si traducono in alcune grandi direttrici d’impegno:

A. Restituire centralità alla competenza e alla responsabilità dirigenziale

La funzione del dirigente non si esaurisce nell’esecuzione di direttive o nel raggiungimento di obiettivi aziendali. Implica autonomia professionale, capacità di governare processi complessi e responsabilità nei confronti della collettività.

B. Governare l’intelligenza artificiale e le trasformazioni tecnologiche

La Carta si colloca in un contesto nel quale digitalizzazione, intelligenza artificiale e robotica stanno modificando profondamente il lavoro.

Il principio guida è che la tecnologia non debba essere valutata soltanto in termini di maggiore efficienza o profitto, ma anche per la sua capacità di migliorare la qualità del lavoro, valorizzare le persone e rafforzare la coesione sociale.

C. Garantire il riconoscimento del merito, soprattutto ai giovani

La Carta propone una concezione del merito che non si limiti alla competizione individuale, ma richieda condizioni eque per sviluppare le competenze, accedere alle opportunità e vedere riconosciuti i risultati.

D. Ricostruire la fiducia fra persone, imprese e istituzioni

La fiducia è considerata una risorsa essenziale per lo sviluppo del Paese. Senza di essa si indeboliscono la collaborazione nei luoghi di lavoro, il rapporto fra cittadini e istituzioni e la capacità di affrontare cambiamenti complessi.

E. Contribuire alla crescita economica e alla coesione sociale

La responsabilità della classe dirigente va oltre i confini delle singole organizzazioni. Comprende la produttività del sistema economico, la qualità del lavoro, la sostenibilità del welfare, l’equità fiscale e le prospettive delle generazioni future.

3. Il significato complessivo della Carta

Il suo elemento più importante è il tentativo di ridefinire la dirigenza non soltanto come una funzione professionale, ma come una responsabilità verso la società.

Questa impostazione si fonda su tre idee centrali:

  • Competenza: dirigere significa possedere le capacità necessarie per affrontare problemi complessi e assumere decisioni consapevoli.
  • Responsabilità: il potere decisionale comporta obblighi verso le persone coinvolte e, più in generale, verso la collettività.
  • Visione del futuro: una classe dirigente autorevole non si limita a conservare gli assetti esistenti, ma contribuisce a migliorare le condizioni economiche e sociali del Paese.

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   La  cogenza  degli  enunciati  della  Carta

   Gli enunciati della Carta NON hanno valore vincolante. Infatti

  • pur essendo significativo che il Presidente Mattarella abbia richiamato, nel suo intervento, la formula «Competenza come coesione; lavoro come sviluppo; futuro come responsabilità», riconoscendovi le ragioni dell’impegno storico della Confederazione,
  • la Carta non può essere considerata se non come un manifesto programmatico e valoriale. I cinque principi indicano una direzione e assumono un impegno pubblico, ma non costituiscono, di per sé, norme giuridiche direttamente vincolanti.

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In sintesi, e costituendone l’intrinseco messaggio, la Carta afferma che la qualità della classe dirigente si misura non soltanto dai risultati che consegue, ma anche da come esercita la propria libertà, da quanto valorizza la persona, da come riconosce il merito, dalla fiducia che riesce a generare e dalla sua capacità di orientare in modo responsabile il futuro.

Così che, per valutarne pienamente la portata, occorrerà verificare quanto i suoi principi, quando e ove lo siano, siano tradotti in proposte concrete, comportamenti organizzativi e iniziative legislative o istituzionali.

Il testo di presentazione e i materiali relativi alla Carta sono reperibili sul sito ufficiale della Confederazione: CIDA – celebrazioni dell’80º anniversario e Carta della Dirigenza Testo e materiali da cui sono tratti alcuni passi e i contenuti della presente Comunicazione

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