I LIMITI DEL CONFRONTO CIVILE

In questi ultimi anni abbiamo assistito, un po’ sgomenti e via via sempre più assuefatti, ad un progressivo degrado nel tono delle relazioni intersindacali.

Quello che tradizionalmente era stato per decenni un confronto, anche aspro e serrato, di idee e di interessi non sempre convergenti ma comunque espressi in un contesto di princìpi condivisi, di appartenenza ad un’unica comunità, si è tramutato, nostro malgrado, in una sorta di pessimo talk show, in cui la ricerca del trash, per taluni partecipanti, è probabilmente l’unico vero obiettivo.

La continua aggressività, le parole di odio e di risentimento, la diffusione di falsità plateali destinate a vivere lo spazio di un mattino, sono diventate per alcuni un vero e proprio “metodo” di azione sindacale, lo strumento principale, se non l’unico, per dimostrare la propria esistenza in vita.

Nella caccia ossessiva a qualche iscrizione, da raccattarsi in qualsiasi modo, non si esita nemmeno un momento ad abbassare talmente tanto il livello del confronto fino a renderlo del tutto indigeribile.

Sull’altare di bassi interessi di parte si sacrifica il senso di responsabilità che dovrebbe muovere sempre chi si arroga il diritto ed il dovere di parlare in nome di altri, ovvero il rispetto dei princìpi di civiltà che costituiscono il sale della vita democratica.

Questa deriva nei linguaggi e nelle idee allontana i colleghi dall’idea stessa del sindacato, qualsivoglia esso sia, deprime lo spirito di partecipazione soprattutto nei più giovani, depotenzia la stessa azione sindacale nei confronti della Banca, la quale assiste con silente soddisfazione a questo triste spettacolo.

La nostra idea di Sindacato è molto diversa da quella che questi “cattivi maestri”

continuano a spargere quotidianamente con volantini colmi di falsità e diffamazioni.

Per questi motivi, nel tentativo di ricondurre tutti ad un confronto civile che si concentri sui contenuti e non sulle persone, abbiamo ritenuto di incaricare i nostri legali affinché provvedano a diffidare e mettere in mora il Sindacato Indipendente Banca Centrale (SIBC) dall’utilizzo illecito di segni distintivi e dalla diffusione di comunicazioni a carattere diffamatorio.

La nostra innata propensione per il merito, la trasparenza ed il rispetto delle regole (che l’ex Governatore Antonio Fazio ha potuto sperimentare davanti al Giudice del Lavoro), ci induce ad anticipare pubblicamente questa iniziativa a tutti i colleghi, non “in segreto” ed a seguito di presunte “logiche oscure” che alimenterebbero una scia di vittimismo.

D’ora in poi non prenderemo più parte, neppure se impropriamente coinvolti, a questo spettacolo

indecoroso i cui strascichi lasceremo alla valutazione della funzione esterna competente.

Continueremo, come sempre, a difendere gli interessi e, in primo luogo, l’immagine di tutti i dipendenti della Banca, con il dovuto rispetto delle idee altrui, anche quando molto diverse dalle nostre.

Roma, 2 marzo 2026 Il Comitato di Presidenza

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