Vittima dell’assordante vuoto negoziale di questa prima parte di 2026, il SIBC non ce la può fare a non inventarsi quotidianamente qualche finto gossip per attirare l’attenzione dei colleghi. Ogni mattina il SIBC si sveglia e si chiede: oggi contro chi punto il dito? Verso i colleghi di ORG, rei di avere perso il controllo sul processo di riforma della rete territoriale? Verso i colleghi che si occupano dei rapporti con Edenred, a cui continuiamo a chiedere di trovare scuole che abbiano il babysitting nell’offerta formativa? Verso il sistema delle carriere, dove siamo tutti fenomeni e dovremmo essere tutti direttori centrali? O, ancora meglio, verso gli altri sindacati, utilizzandone anche il simbolo (del quale il suo Segretario, al di sopra della legge, si è appropriato e utilizza in modo totalmente illegittimo)? Magari, penserà il Segretario del SIBC, organo collegiale del suo sindacato monocratico, potrei inventarmi di scrivere che gli altri sindacati vogliono penalizzare i colleghi, o vogliono un sistema opaco e senza garanzie. Anche qui, ovviamente, per dare in pasto al proprio ego i frutti che derivano dalla continua alimentazione del malcontento. Ovviamente, sempre sentendosi al di sopra della legge (che, gli ricordiamo, esiste, come esiste la diffamazione, il danno all’immagine, la tutela del simbolo/logo e una serie di altre normative che l’integerrimo SIBC vìola quotidianamente, unico giudice di tutti, ma mai giudicabile da nessuno…).
Ora, è verissimo che abbiamo criticato anche noi il modo e i tempi con cui si sta gestendo (molto male) la riforma della rete territoriale e che da tempo abbiamo chiesto un confronto con la Banca (che sollecitiamo, non si può aspettare oltre). È anche verissimo che l’interpretazione che è stata data per negare i rimborsi per il babysitting è totalmente priva di senso, visto che dubitiamo che il legislatore abbia inteso dare vantaggi fiscali a qualcosa che non esiste (babysitter nell’offerta formativa scolastica).
È anche verissimo che il SIBC, molto molto bravo a inventarsi polemiche, è anche fenomenale nel distrarre l’attenzione dei colleghi dalle proprie lacune e responsabilità. Ad esempio, caro SIBC… ma dov’è finita la tanto sbandierata riforma della carriera operativa? Dopo averla promessa per anni e anni, direte ai colleghi che tutto resta com’è perché si stava meglio quando si stava peggio? Applausi, sentitissimi applausi. Ma qui la colpa è della Banca (sempre di qualcun altro, comunque…), che non vuole approvare la vostra magnifica proposta di dare più soldi a tutti, aumentandone le garanzie. Perché solo voi volete il meglio per i colleghi, gli altri sono tutti brutti e cattivi. Voi, duri e puri. Chapeau. Adesso, nel diffidarvi dall’utilizzare nuovamente il nostro nome e il nostro simbolo senza il nostro espresso consenso scritto, accostandolo a ricostruzioni fantasiose, infondate e diffamatorie, vi diciamo noi cosa vogliamo
Vogliamo una Banca dove le persone abbiano risposte chiare e credibili alle loro legittime aspettative di crescita e professionali. Vogliamo una Banca che investa sulla formazione e faccia sentire le persone motivate e coinvolte. Vogliamo una Banca attenta alle persone. Vogliamo improntare, a differenza vostra e del turpiloquio che accompagna le vostre comunicazioni prive di senso e di fondamento, le relazioni sindacali al rispetto. Rispetto nei confronti dei nostri colleghi, delle altre organizzazioni sindacali, delle idee, dell’Amministrazione stessa e dei nostri interlocutori ai tavoli negoziali. Vogliamo un’Amministrazione che ogni tanto dica qualcosa, anche quando si parla di relazioni sindacali. Perché, prima di tutto, ci deve essere il rispetto.
Vogliamo raggiungere obiettivi senza sputare addosso alle persone, ma rispettando i reciproci ruoli, costruendo insieme un contesto normativo, organizzativo, relazionale migliore. Noi, inguaribili ottimisti, siamo disposti a farlo persino insieme a voi, che siete sempre pronti a essere amici quando serve e feroci oppositori all’occorrenza, quando finalmente smetterete i panni di stampa scandalistica che pubblicizza gossip ridicoli e infondati e vi metterete, si spera, a lavorare per raggiungere risultati.
Certo, in tema di consenso, cavalcare il malcontento e dire che volete cambiare tutto, per poi non cambiare mai nulla, probabilmente (anzi, sicuramente) paga. Ma resta un modo di fare che, per fortuna, non ci appartiene. Forse appartiene di più a chi vive esclusivamente di sindacato, avere come obiettivo la tessera sindacale e non la firma di un accordo migliore.
Siamo ben consapevoli che molte cose non stanno funzionando nell’attuale sistema delle carriere (che, ricordiamolo, ha comunque portato a un aumento medio dello stipendio di TUTTI I COLLEGHI DELL’AREA DIRETTIVA a due cifre, al netto dell’inflazione). Abbiamo chiesto alla Banca una nuova sede di verifica per apportare correttivi e muovere verso un sistema più trasparente, più meritocratico, più inclusivo, più motivante rispetto a quello attuale. Ne sollecitiamo ancora una volta l’apertura.
Non ci possiamo permettere, però, di criticare la vostra riforma della carriera operativa. Semplicemente, perché non esiste. Perché dopo anni e anni di promesse, procedure di raffreddamento, scioperi, piattaforme, avete raggiunto il risultato migliore di tutti per continuare a cavalcare il malcontento e ottenere consensi sul mal di pancia delle persone. Ovvero, nessun risultato. E come si fa a criticare il nulla? Del resto, raggiungere obiettivi avrebbe significato assumersi responsabilità, cosa a cui è totalmente allergico chi sa solo criticare.
Il vuoto pneumatico dei risultati, camuffato da tanti volantini che dicono tante cose. Quelle che ci riguardano, fortunatamente, tutte inventate. Altre, comunque distorte… come, ad esempio, il trionfale annuncio che il SIBC avrebbe ottenuto l’apertura di un confronto sulla LUMP SUM! Esattamente come lo abbiamo espressamente richiesto noi (per primi…) e ottenuto noi. Ma non ci appropriamo di meriti comuni. Semplicemente, perché improntiamo i nostri comportamenti a correttezza e rispetto.
Quindi, cosa vogliamo? Vogliamo un ambiente più rispettoso e collaborativo. Avete intenzione di continuare a chiamarvi fuori e a non cambiare mai niente? Fate come credete. Noi continueremo a lavorare con serietà, rispetto, capacità di ascolto e voglia di cambiare quello che non sta funzionando. Le chiacchiere da bar le lasciamo volentieri ad altri, così come lasciamo volentieri ad altri l’annuncio trionfalistico dell’ottenimento del nulla.
Roma, 25 febbraio 2026
