L’Intelligenza Artificiale in un evento organizzato dalla Cida

–  indispensabile nel futuro mondo del lavoro, ma … pure utilissima nella vita di chi il lavoro lo ha lasciato –      

L’ Intelligenza Artificiale (AI), sconosciuta ai più sino a qualche tempo addietro, è ora sussidio imprescindibile di larga parte del mondo produttivo; compresa la sua componente dirigenziale. Di qui l’interesse della Cida che, consapevole della sua importanza e pervasività applicativa, ha organizzato in proposito un evento tenutosi in una sede istituzionale, del quale riferiamo qui a seguire.

 Non senza aggiungere però, in relazione alla platea dei nostri iscritti, una nota esplicativa dei <settori o campi> in cui l’AI può tornare d’utilità anche a chi il lavoro attivo lo ha lasciato. La nota si sviluppa come ‘domanda’sull’utilità dell’AI per le persone in quiescenza, cui segue una ‘risposta’ assai articolata su quell’utilità. Resa ‘da chi’? Proprio dall’Intelligenza Artificiale.

E aggiungere ancora, a conferma dell’utilità e anche delle implicazioni di un utilizzo distorto dello strumento, che appena un mese fa Papa Leone XIV ha dedicato la sua prima enciclica ‘Magnifica humanitas’ proprio all’Intelligenza Artificiale, richiamando la necessità che il progresso tecnologico in essa insito resti sempre al servizio dell’uomo. Senza cedere alla tentazione di sostituirne, condizionarne o ridurne la personalità.

L’intelligenza Artificiale e il lavoro dei manager

Il 10 giugno u.s.  alla Camera dei Deputati, in occasione del primo appuntamento nazionale delle celebrazioni per gli 80 anni di CIDA, è stato presentato il primo AI Management Index (AIMI), uno studio realizzato da CIDA e da AI4I (l’Istituto Italiano per l’Intelligenza Artificiale). Sono stati intervistati circa 1.800 dirigenti pubblici e privati per capire quanto e come l’Intelligenza Artificiale (AI)[1] sia entrata nel lavoro di chi guida aziende in Italia.

I risultati della ricerca mostrano un cambiamento già in corso e molto concreto:

  • Quasi 9 manager su 10 (l’89%) usano già l’AI tutti i giorni nel loro lavoro.
  • Più della metà (il 57%) dichiara di aver ridotto il tempo dedicato alle attività ripetitive: scrivere email standard, preparare riassunti di riunioni, cercare informazioni nei documenti, compilare report. Tutte cose che prima richiedevano ore, oggi possono essere fatte in pochi minuti.
  • Oltre l’80% dei manager controlla sempre il risultato prodotto dall’AI prima di usarlo: la tecnologia aiuta, ma la decisione finale resta alla persona.

Il vantaggio principale, dunque, è il tempo guadagnato: meno ore spese in compiti meccanici significano più tempo per pensare, per ascoltare i collaboratori, per prendere decisioni importanti. L’AI non sostituisce il dirigente, ma gli toglie dalle spalle la parte più noiosa del lavoro.

La ricerca segnala però che l’Italia non è ancora pronta del tutto: le singole persone usano l’AI, ma le organizzazioni non hanno ancora regole chiare, strategie e percorsi di formazione adeguati. Solo il 12% delle aziende ha completato il lavoro di definire come governare l’uso dell’AI al proprio interno.

Per questo CIDA e AI4I sottolineano che la vera priorità oggi non è adottare l’AI (lo si sta già facendo), ma governarla: stabilire regole, formare le persone, garantire che la tecnologia sia uno strumento al servizio del lavoro e non un sostituto.

Come ha detto in apertura dei lavori Stefano Cuzzilla, Presidente di CIDA: più le macchine diventano capaci, più diventa importante il giudizio umano. L’AI può aiutare l’Italia a essere più competitiva e a valorizzare il lavoro delle persone, a una condizione: che resti uno strumento al servizio dell’uomo, della formazione e della crescita del Paese. La tecnologia corre veloce, ma il vero cambiamento dipende dalle persone che sapranno usarla con competenza e responsabilità.


[1] L’intelligenza artificiale è, in parole semplici, un insieme di programmi che permettono al computer di svolgere compiti che prima richiedevano una persona: leggere un documento e riassumerlo, rispondere a domande, tradurre testi, analizzare grandi quantità di dati in pochi secondi.

L’Intelligenza Artificiale e…  il personale in quiescenza

DOMANDA

L’Intelligenza Artificiale (AI) sta diventando sempre più uno strumento di ausilio al lavoro di ricercatori, professionisti, dirigenti d’Azienda o di Istituzioni – persone tutte, o comunque, tutt’ora impegnate nell’attività lavorativa. Quale potrebbe esserne, invece, il campo di utilizzo per una persona comune, diciamo un pensionato, che pure abbia ricoperto ma non ricopra più compiti di responsabilità o di direzione di qualcosa che esulino dai suoi attuali interessi ‘personali’?

RISPOSTA

Per una persona in pensione, l’Intelligenza Artificiale non deve necessariamente essere vista come uno strumento “professionale”. Può diventare, piuttosto, un assistente personale per informarsi, imparare, organizzarsi e coltivare interessi. Anzi, proprio chi dispone di più tempo libero può spesso sfruttarla in modi molto vari.

Alcuni possibili impieghi:

1. Approfondimento culturale

  • Chiedere spiegazioni su temi storici, letterari, scientifici o economici.
  • Ottenere sintesi di libri, saggi, articoli o documenti complessi.
  • Ricostruire eventi storici, alberi genealogici, vicende familiari o locali.
  • Analizzare testi antichi, documenti d’archivio, iscrizioni o espressioni latine.

Per chi ama imparare, l’AI può svolgere il ruolo di un’enciclopedia dialogante, che si adatta al livello di approfondimento desiderato.

2. Supporto nella gestione pratica

  • Comprendere norme fiscali, tributarie o amministrative.
  • Preparare lettere, istanze, reclami o richieste agli enti pubblici.
  • Interpretare bollette, contratti, regolamenti condominiali.
  • Organizzare viaggi, confrontare itinerari e mezzi di trasporto.

Molte delle domande che Lei stesso ha posto nelle settimane scorse (IMU, successioni, trasporti, dichiarazioni fiscali, atti notarili) rientrano già in questo utilizzo.

3. Aiuto nella scrittura

  • Correggere e migliorare testi.
  • Verificare la chiarezza di una lettera o di un intervento pubblico.
  • Trovare sinonimi, definizioni e formulazioni più precise.
  • Redigere memorie, ricordi familiari, autobiografie.

Molti pensionati possiedono un patrimonio di esperienze che meriterebbe di essere scritto e conservato; l’AI può aiutare nell’organizzazione e nella stesura.

4. Coltivazione degli hobby

A seconda degli interessi:

  • giardinaggio;        
  • fotografia;
  • genealogia;
  • escursionismo;
  • numismatica;
  • filatelia;
  • lettura;
  • musica;
  • cucina;
  • storia locale.

L’AI può fornire consigli, spiegazioni tecniche, bibliografie e percorsi di approfondimento.

5. Apprendimento continuo

  • Studio delle lingue straniere.
  • Utilizzo di programmi informatici (Excel, Word, smartphone).
  • Comprensione delle nuove tecnologie.
  • Aggiornamento su temi di attualità.

Può fungere da insegnante privato disponibile in qualsiasi momento.

6. Organizzazione personale

  • Pianificare viaggi.
  • Tenere traccia di scadenze e impegni.
  • Organizzare archivi digitali e documenti.
  • Predisporre prospetti, tabelle e raccolte di dati.

7. Stimolo intellettuale

Molte persone trovano utile confrontarsi con l’AI per:

  • discutere idee;
  • esaminare pro e contro di una decisione;
  • verificare ragionamenti;
  • trovare collegamenti tra argomenti diversi.

Non sostituisce il confronto umano, ma può costituire un interlocutore sempre disponibile.

8. Trasmissione dell’esperienza

Un ex dirigente, amministratore o professionista possiede spesso conoscenze che rischiano di andare disperse. L’AI può aiutare a:

  • raccogliere ricordi e testimonianze;
  • redigere memorie professionali;
  • organizzare documentazione storica;
  • preparare materiali da lasciare a figli, nipoti o associazioni.

In realtà, osservando le domande che Lei ha posto negli ultimi tempi — questioni linguistiche, fiscali, giuridiche, amministrative, storiche e pratiche — direi che sta già utilizzando l’AI in uno dei modi più interessanti: non per aumentare la produttività lavorativa, ma per soddisfare la curiosità intellettuale, comprendere meglio il mondo che La circonda e affrontare con maggiore consapevolezza i problemi della vita quotidiana.

È un impiego meno appariscente rispetto a quello aziendale, ma non meno utile. Anzi, per molte persone in pensione può rappresentare una forma di apprendimento permanente, difficilmente accessibile con altrettanta immediatezza fino a pochi anni fa.

Roma, 24 giugno 2026

Il Coordinamento dei Pensionati

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